Lo dice persino la CIA

Biologico non è solo bello, ma è anche e soprattutto sano e fa bene alla salute. Un’ulteriore conferma della validità di questa particolare agricoltura è venuta da uno studio  che la Commissione Ue ha affidato ad un Istituto di ricerca nel quale si evidenzia che le coltivazioni e gli allevamenti curati con metodi naturali danno prodotti genuini e salutari. Ad annunciarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che mette in risalto come la scelta “bio” in Italia è tornata a crescere e trova sempre più attrattiva tra i giovani.

Nello studio Ue si prendono in considerazione alcune produzioni ed allevamenti. in particolare, si analizza il settore lattiero. Da esso emerge che il latte che proviene da animali allevati con metodi biologici -afferma la Cia- contiene, rispetto a quello prodotto in modo tradizionale, un valore nutritivo molto più alto. Il latte “bio” ha, in pratica, meno grassi, più omega 3, più antiossidanti e vitamine.

Discorso analogo per gli animali. Quelli allevati con il metodo biologico -si rileva nello studio comunitario- risultano più sani e in essi si riscontrano minori malattie, soprattutto mastiti.

Altro prodotto preso in considerazione -sottolinea la Cia- è il grano. Dallo studio emerge che le pratiche biologiche abbassano enormemente i rischi provocati dalle malattie che attaccano le piante. La ricerca, in particolare, evidenzia la forte riduzione di muffe e di tossine che causano gravi danni alle coltivazioni.

Davanti a questi risultati Cia e Anabio, l’associazione  per l’agricoltura biologica, insistono, quindi, sull‘importanza del biologico, evidenziando l’esigenza di procedere attraverso reali politiche di sviluppo del settore.

Comunque, nel 2005, dopo tre anni di continue flessioni, l’agricoltura biologica in Italia ha avuto un aumento del 21,7 per cento. I terreni coltivati con produzioni “bio” hanno registrato un incremento dell’11 per cento, superando il milione di ettari (esattamente 1.067.102), pari all’8 per cento della superficie agricola utilizzabile nazionale. Le aziende sono circa 50 mila, il 58 per cento condotte da imprenditori sotto i 49 anni, e rappresentano il 2,8 per cento delle imprese agricole italiane.

I positivi risultati conseguiti nel corso dell’anno passato -fanno notare Cia e Anabio- pongono l’Italia al quarto posto nel mondo, dopo Australia, Cina e Argentina, e la confermano in testa al podio in Europa.

E’, comunque, a tutti noto che i numeri del biologico italiano -sottolineano Cia e Anabio- sono stati, da anni, fortemente influenzati dalle misure agroambientali contenute nei Piani di sviluppo rurale. Ma la vitalità e la voglia di provarci da parte degli imprenditori agricoli è sempre stata mortificata da un mercato inadeguato, da prezzi assolutamente non remunerativi per gli agricoltori, da una rete distributiva che sembra funzionare meglio quando tratta il prodotto da importazione e non quello nazionale

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